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Strumenti / 06 Buoni pasto o aumento

Buoni pasto o
aumento
in busta paga?

Inserisci il budget mensile e la RAL del dipendente: il calcolatore confronta in 10 secondi quanto arriva in tasca e quanto costa all'azienda nei due scenari, con le soglie di esenzione 2026.
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01 Il calcolatoreDue scenari a confronto · voce per voce
InputAnno fiscale 2026

Quanto vuoi investire sul dipendente ogni mese: es. 160 € = 8 € al giorno per 20 giornate.

Serve a calcolare la tassazione marginale che colpirebbe l'aumento in busta.

Il buono spetta solo per le giornate effettivamente lavorate (tipicamente 18-22).

RisultatoSoglie di esenzione 2026

In tasca al dipendente / costo azienda

Compila i campi e premi «Confronta i due scenari»

I risultati sono una stima indicativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista (Consulente del Lavoro o commercialista).

02 Come funzionaStesso budget · due scenari · quattro passaggi

Come funziona il confronto tra buoni pasto e aumento

«Buoni pasto o aumento?» è una delle domande più frequenti quando una PMI decide di investire sul personale. La risposta dipende da tre numeri: la soglia di esenzione dei buoni, l'aliquota marginale del dipendente e gli oneri contributivi dell'azienda. Il calcolatore li mette in fila in quattro passaggi:

  1. Budget annualizzatol'importo mensile che l'azienda vuole investire viene moltiplicato per 12 e confrontato nei due scenari a parità di esborso nominale.
  2. Scenario buoni pastola quota entro la soglia di esenzione (10 € per giornata lavorata con gli elettronici dal 2026, 4 € con i cartacei) arriva in tasca al 100% e non genera contributi; l'eventuale eccedenza è trattata come normale retribuzione imponibile.
  3. Scenario aumento lordolo stesso budget come aumento di RAL passa per il motore fiscale 2026: contributi INPS 9,19%, IRPEF a scaglioni, detrazioni decrescenti, addizionali regionale e comunale. Il calcolo è marginale: misura quanto del solo aumento sopravvive alle trattenute, compreso l'effetto su detrazioni e bonus in busta.
  4. Costo aziendaper l'aumento si sommano contributi datore (29,38% medio del commercio/terziario fino a 50 dipendenti), INAIL e accantonamento TFR; per i buoni, entro soglia, il costo coincide con il valore facciale ed è interamente deducibile.
03 L'esempio pratico160 € al mese · RAL 28.000 € · base annua

Esempio pratico: 160 € al mese su una RAL di 28.000 €

Un'azienda del terziario vuole investire 160 € al mese (8 € al giorno per 20 giornate) su un impiegato con RAL di 28.000 €. Il confronto su base annua:

  • Buoni pasto elettronici: 1.920,00 € in tasca al dipendente e 1.920,00 € di costo azienda (commissioni escluse) — il buono da 8 € è sotto la soglia di 10 €, quindi tutto esente.
  • Aumento lordo di 1.920 €: il dipendente paga 176,45 € di contributi INPS e 592,51 € tra IRPEF e addizionali → in tasca 1.151,04 €.
  • Per l'azienda l'aumento costa 2.626,33 €: al lordo si aggiungono 706,33 € di contributi datore, INAIL e TFR.
  • Vantaggio buoni: +768,96 € l'anno in tasca al dipendente e −706,33 € di costo per l'azienda.

In sintesi: di ogni euro investito in buoni elettronici entro soglia ne arriva in tasca il 100%; di ogni euro investito in aumento lordo ne arrivano 43,8 centesimi, perché il cuneo fiscale-contributivo si prende il resto.

04 Stesso budget, RAL diverseBuoni elettronici da 8 € · commercio fino a 50 dip.

Stesso budget, RAL diverse: quanto rende l'aumento

A parità di budget (160 € al mese in buoni elettronici da 8 €, profilo contributivo commercio fino a 50 dipendenti), la convenienza dei buoni pasto per l'azienda non cambia, ma il vantaggio per il dipendente sì, perché dipende dall'aliquota marginale che colpirebbe l'aumento:

RAL attualeIn tasca con i buoniIn tasca con l'aumentoVantaggio buoni (dipendente)
22.000 €1.920,00 €1.192,10 €+727,90 €
28.000 €1.920,00 €1.151,04 €+768,96 €
35.000 €1.920,00 €793,92 €+1.126,08 €
45.000 €1.920,00 €984,81 €+935,19 €

Il caso più sorprendente è la RAL di 35.000 €: l'aumento lordo rende appena 793,92 € netti perché tra 32.000 e 40.000 € di reddito ogni euro in più riduce anche l'ulteriore detrazione "taglio del cuneo" (12,5 centesimi per euro), e il prelievo marginale complessivo sull'aumento arriva a circa il 59%. Il costo per l'azienda, invece, non cambia mai: 2.626 € circa contro i 1.920 € dei buoni, qualunque sia la RAL di partenza.

Cosa cambia nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha alzato la soglia di esenzione dei buoni elettronici da 8 a 10 € al giorno: con 22 giornate al mese significa fino a 2.640 € l'anno completamente esenti, che erogati come aumento lordo equivalente (su una RAL di 30.000 €) lascerebbero in tasca solo 1.426,32 € e costerebbero all'azienda 3.611,19 €. Per i cartacei la soglia resta ferma a 4 €. Sul fronte opposto, il 2026 introduce anche la detassazione al 5% degli aumenti da rinnovo CCNL per chi ha un reddito 2025 fino a 33.000 €: riduce il divario per gli aumenti contrattuali, ma non elimina né i contributi del dipendente né gli oneri del datore. Il calcolatore applica la tassazione ordinaria, il caso più frequente per gli aumenti individuali.

05 Quando scegliere l'aumentoOltre il confronto economico

Quando l'aumento in busta resta la scelta giusta

Il confronto economico non è tutto. I buoni pasto entro soglia non entrano nell'imponibile previdenziale né nella retribuzione utile: niente contributi oggi significa anche niente pensione su quella quota, niente TFR (circa il 7% dell'aumento ogni anno), nessun effetto su tredicesima, straordinari e ferie pagate. Un aumento in busta, inoltre, fa reddito dimostrabile per mutui e finanziamenti e non può essere revocato, mentre un benefit — nei limiti della policy aziendale — sì. La scelta più comune nelle PMI è ibrida: buoni pasto per massimizzare il potere d'acquisto immediato, aumenti contrattuali per la crescita strutturale. E attenzione: i buoni non possono mai sostituire i minimi retributivi previsti dal CCNL.

06 Domande frequentiSu buoni pasto e aumento

Domande frequenti su buoni pasto e aumento

Qual è la soglia di esenzione dei buoni pasto nel 2026?

Per i buoni elettronici la Legge di Bilancio 2026 ha alzato la soglia da 8 a 10 € per giornata lavorata; per i cartacei resta 4 € (art. 51, c. 2, lett. c TUIR). Entro questi limiti il buono non sconta né IRPEF né contributi INPS, né per il dipendente né per l'azienda; la parte eccedente è retribuzione imponibile a tutti gli effetti. Con buoni elettronici da 10 € per 22 giornate al mese si arriva fino a 2.640 € l'anno completamente esenti.

Buoni pasto o aumento in busta: cosa conviene al dipendente?

A parità di spesa aziendale, quasi sempre i buoni pasto. Con un budget di 160 € al mese e una RAL di 28.000 €, in buoni elettronici arrivano in tasca 1.920 € l'anno; lo stesso importo come aumento lordo ne lascia 1.151,04, perché sconta il 9,19% di contributi INPS, l'IRPEF marginale e le addizionali. Il vantaggio cresce col reddito: a 35.000 € di RAL lo stesso aumento rende appena 793,92 € netti, per effetto della riduzione progressiva dell'ulteriore detrazione cuneo tra 32.000 e 40.000 € di reddito.

Quanto risparmia l'azienda scegliendo i buoni pasto?

Sui buoni entro soglia l'azienda non versa contributi INPS (circa il 29,38% nel commercio fino a 50 dipendenti), non paga INAIL e non accantona TFR: erogare 1.920 € di buoni costa 1.920 € (più le eventuali commissioni dell'emettitore), mentre 1.920 € di aumento lordo costano 2.626,33 €. Il risparmio è di 706,33 € l'anno, quasi il 27% in meno. Il valore dei buoni è inoltre interamente deducibile dal reddito d'impresa, con IVA al 4% detraibile.

Cosa succede se il valore del buono supera la soglia esente?

Solo l'eccedenza diventa retribuzione imponibile, con contributi e IRPEF per il dipendente e oneri pieni per l'azienda. Un buono cartaceo da 8 € ha 4 € esenti e 4 € tassati: con 20 giornate al mese e RAL di 28.000 €, in tasca arrivano 1.535,47 € e il costo aziendale sale a 2.273,17 €. Lo stesso buono in formato elettronico sarebbe esente al 100% (1.920 € in tasca, 1.920 € di costo): la conversione da cartaceo a elettronico è spesso il primo risparmio da fare.

I buoni pasto contano per TFR, tredicesima e pensione?

No: entro la soglia di esenzione non entrano nell'imponibile previdenziale né nella retribuzione utile, quindi non alimentano TFR, mensilità aggiuntive, ferie pagate né contributi pensionistici. Un aumento in busta, al contrario, genera circa il 7% in più di TFR ogni anno e versamenti IVS pieni. È il prezzo nascosto del welfare: nel breve periodo vince il buono, sul lungo periodo l'aumento costruisce pensione e liquidazione.

L'azienda è obbligata a dare i buoni pasto? Valgono anche per part-time e smart working?

I buoni pasto non sono un obbligo di legge: nascono da CCNL, accordo aziendale o policy unilaterale. Una volta riconosciuti, spettano per le giornate di lavoro effettivo, anche ai part-time senza pausa pranzo e — se la policy lo prevede — in smart working. Per mantenere l'esenzione fiscale, la prassi dell'Agenzia delle Entrate richiede che siano destinati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, con criteri oggettivi e non discriminatori.

07 Il passo successivo

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