Calcolo netto Partita IVA: quanto ti resta davvero del fatturato
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I risultati sono una stima indicativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista (Consulente del Lavoro o commercialista).
Come funziona il calcolo del netto in partita IVA
A differenza della busta paga, in partita IVA il netto non te lo calcola nessuno: dal fatturato bisogna togliere imposte e contributi INPS, con regole molto diverse tra regime forfettario e ordinario. Il calcolatore applica la normativa 2026 in cinque passaggi:
Coefficiente di redditività — nel forfettario i costi reali non contano: il fisco tassa una percentuale fissa dei ricavi che dipende dal gruppo ATECO (78% per i professionisti, 40% per commercio e ristorazione, 86% per le costruzioni, 67% per le attività residuali).
Contributi INPS — calcolati sul reddito forfettario: 26,07% in Gestione Separata, oppure quota fissa sul minimale di 18.808 € più quota variabile per artigiani e commercianti, con eventuale riduzione del 35%.
Base imponibile — reddito forfettario meno i contributi dovuti, che sono l'unica deduzione ammessa nel regime.
Imposta sostitutiva — il 15%, che scende al 5% per i primi 5 anni delle nuove attività; sostituisce IRPEF e addizionali regionale e comunale.
Regime ordinario — qui invece si deducono i costi reali: sul reddito (ricavi meno costi, meno contributi) si applicano gli scaglioni IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%), la detrazione per altri redditi e le addizionali.
Esempio pratico: professionista forfettario con 50.000 € di ricavi
Prendiamo un consulente in Gestione Separata (coefficiente 78%), regime forfettario al 15%, 50.000 € di compensi incassati nel 2026. I conti, passo per passo:
- Reddito forfettario (50.000 × 78%): 39.000,00 €
- Contributi Gestione Separata (26,07%): 10.167,30 €
- Base dell'imposta sostitutiva (39.000 − contributi): 28.832,70 €
- Imposta sostitutiva 15%: 4.324,91 €
- Netto annuo: 35.507,79 €, cioè 2.958,98 € al mese — un prelievo complessivo di circa il 29% dei ricavi.
Se l'attività è nuova e scatta il 5% startup, l'imposta scende a 1.441,64 € e il netto sale a 38.391,06 € (3.199,26 € al mese). Con gli stessi 50.000 € nel regime ordinario e 5.000 € di costi reali, invece, tra IRPEF e addizionali (circa 8.407 €) e contributi (11.731,50 €) il netto si ferma intorno ai 24.861 €.
Forfettario, startup e ordinario a confronto
La tabella riassume il risultato del calcolatore per il professionista dell'esempio (50.000 € di ricavi, 5.000 € di costi reali, Gestione Separata). Poiché il forfettario non deduce i costi effettivi, l'ultima colonna li sottrae dal netto fiscale di tutti i regimi, per un confronto onesto:
| Regime | Imposte | Contributi INPS | In tasca dopo i costi |
|---|---|---|---|
| Forfettario 15% | 4.324,91 € | 10.167,30 € | 30.507,79 € |
| Forfettario startup 5% | 1.441,64 € | 10.167,30 € | 33.391,06 € |
| Ordinario (IRPEF) | ≈ 8.407 € | 11.731,50 € | ≈ 24.861 € |
Il forfettario riconosce a questo professionista costi figurativi per il 22% del fatturato, cioè 11.000 €: finché i costi reali restano sotto i 15.000 € circa, il 15% secco batte l'IRPEF progressiva. La musica cambia per chi ha molti costi (o un coefficiente alto come l'86% delle costruzioni): in quel caso conviene far girare il confronto con i propri numeri prima di scegliere il regime.
Cosa cambia nel 2026
I limiti del forfettario restano 85.000 € di ricavi (uscita dall'anno successivo) e 100.000 € (uscita immediata). L'INPS ha aggiornato i parametri 2026: aliquota della Gestione Separata confermata al 26,07% per i professionisti, minimale artigiani e commercianti a 18.808 € — con minimi annui di 4.521,36 € e 4.611,64 € — prima fascia a 56.224 € e massimale a 122.295 € (Circ. INPS 8 e 14/2026). Per chi è in ordinario, il taglio della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% vale fino a 440 € l'anno di risparmio. I coefficienti di redditività restano agganciati ai gruppi ATECO 2007 della L. 190/2014, in attesa del riallineamento alla classificazione ATECO 2025. Il calcolatore applica già tutti questi valori.
Domande frequenti sul netto in partita IVA
Come si calcola il netto di una partita IVA forfettaria?
In quattro passaggi: 1) si applica ai ricavi il coefficiente di redditività del proprio gruppo ATECO (78% per i professionisti, 40% per il commercio, 67% per le attività residuali) e si ottiene il reddito forfettario; 2) su quel reddito si calcolano i contributi INPS; 3) si sottraggono i contributi dal reddito, ottenendo la base dell'imposta sostitutiva; 4) si applica il 15%, o il 5% startup. Un professionista in Gestione Separata con 50.000 € di ricavi: reddito 39.000 €, contributi 10.167,30 €, imposta 4.324,91 €, netto 35.507,79 € (2.958,98 € al mese).
Chi ha diritto all'aliquota startup del 5% e quanto fa risparmiare?
Il 5% vale per i primi 5 anni di attività se l'attività è davvero nuova: non deve essere la mera prosecuzione di un lavoro svolto prima come dipendente o autonomo e, se si rileva l'attività di qualcun altro, i ricavi dell'anno precedente devono rispettare il limite forfettario. Nell'esempio del professionista con 50.000 € di ricavi l'imposta scende da 4.324,91 € a 1.441,64 €: 2.883,27 € risparmiati l'anno, oltre 14.000 € nel quinquennio.
Quanti contributi INPS paga un forfettario nel 2026?
Dipende dalla gestione. I professionisti senza cassa privata versano alla Gestione Separata il 26,07% del reddito forfettario (Circ. INPS 8/2026). Artigiani e commercianti pagano un minimo fisso anche con redditi bassi — 4.521,36 € gli artigiani, 4.611,64 € i commercianti (Circ. INPS 14/2026) — più il 24% o 24,48% sulla quota di reddito oltre il minimale di 18.808 €. I forfettari artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35%: un artigiano con reddito di 20.100 € passa da 4.831,44 € a 3.143,04 € l'anno. Le casse professionali private (Inarcassa, CNPADC, Forense…) seguono regole proprie.
Conviene il regime forfettario o l'ordinario?
Dipende quasi solo dai costi reali. Il forfettario riconosce costi figurativi pari al complemento del coefficiente — il 22% del fatturato per un professionista, il 60% per il commercio — e tassa il resto al 15% secco, contro un'IRPEF al 23-43% più addizionali. Un professionista con 50.000 € di ricavi e 5.000 € di costi reali tiene in tasca 30.507,79 € col forfettario al 15% contro circa 24.861 € con l'ordinario. Il pareggio arriva solo con costi reali nell'ordine dei 15.000 € l'anno: sotto quella soglia il forfettario vince quasi sempre.
Cosa succede se supero gli 85.000 € di ricavi?
Tra 85.000 e 100.000 € resti nel forfettario fino a fine anno ed esci dal regime dall'anno successivo. Oltre 100.000 € l'uscita è immediata: passi all'ordinario nello stesso anno d'imposta e devi applicare l'IVA già dall'operazione che fa superare la soglia. Il calcolatore segnala entrambe le situazioni nelle avvertenze sotto il risultato.
I contributi INPS si deducono dall'imposta sostitutiva?
Sì: i contributi previdenziali sono l'unica deduzione ammessa nel forfettario e si sottraggono dal reddito prima di applicare il 15% o il 5%. A rigore si deducono i contributi effettivamente versati nell'anno (criterio di cassa); il calcolatore usa la semplificazione "a regime", deducendo i contributi dovuti sull'anno: per un'attività stabile è un'ottima approssimazione, mentre nel primo anno l'imposta effettiva sarà un po' più alta perché c'è ancora poco da dedurre.
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